Battlefield 4: svelati i dettagli della modalità multiplayer

Gli sviluppatori di Battlefield 4 hanno elencato tutte le modalità multiplayer del gioco.

Gli sviluppatori di Battlefield 4 hanno svelato ufficialmente l’elenco completo delle modalità multiplayer del gioco, insieme alle mappe che saranno disponibili quando il gioco farà il suo debutto il 29 ottobre su PC, PS3 e Xbox 360.

Si parla di 7 modalità in totale per 10 mappe diverse, alcune disponibili da subito, altre nella beta e altre che invece permetteranno di giocare con un numero limitato di persone (a seconda della piattaforma) o di sfruttare il commander mode.

La modalità Conquest sarà disponibile fin dalla beta e offre un’intensa azione con le truppe di fanteria (via terra, aria e acqua) per un massimo di 24 giocatori su Xbox 360 e PS3, che diventano 64 nel caso di PC, Xbox One e PS4. Il Commander mode è facoltativo.

Domination è una variante più veloce di Conquest basata sulla fanteria. Disponibile dalla beta, non prevede l’uso del Commander mode ed è concepita per un massimo di 20 giocatori su tutte le piattaforme. Proseguiamo con Obliteration, una novità della saga. Si tratta di corse su veicoli, o a piedi, per piazzare esplosivi. Anche in questa modalità il Commander mode è opzionale e si può giocare in 24 (Xbox 360 e PS3) o in 32 (PC, Xbox One, PS4).

Defuse è un’altra modalità inedita e si concentra sugli scontri a distanza ravvicinata. È stata concepita per partite 5 contro 5 su tutte le piattaforme, senza la possibilità di usare il Commander mode. La carrellata di modalità prosegue con Rush, che ha l’obbiettivo di farvi combattere dietro le linee nemiche per detonare le stazioni M-COM avversarie. Il commander mode è facoltativo e si possono sfidare 24 giocatori su PS3 e Xbox 360, mentre su PC e console next gen il limite è di 32 utenti.

Chiudiamo la panoramica con il classico Team Deathmatch, senza commander mode e per 20 giocatori su tutte le piattaforme, e con lo Squad Deathmatch, che permette a quattro squadre di massimo quattro soldati di scontrarsi sul campo di battaglia. Se la matematica non è un opinione si parla di 16 giocatori, per tutte le piattaforme. La modalità Commander è opzionale.

Battlefield 4 – Alpha
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Per quanto riguarda le mappe si sa solo il nome dei campi di battaglia, anche se alcuni di essi sono “vecchie conoscenze” grazie ai vari trailer pubblicati da DICE in questi mesi. La lista include Siege of Shanghai, Paracel Storm, Operation Locker, Golmud Railway, Damage, Flooded, Abandoned, Resort, Tremors e Dish.

Vi ricordiamo che Battlefield 4 sarà disponibile il 29 ottobre su PC, PS3 e Xbox 360, mentre la versione next gen accompagnerà il debutto delle due nuove console di Sony e Microsoft (22 novembre per Xbox One e 29 novembre per PS4). I più impazienti possono consolarsi con la beta pubblica, che partirà il primo ottobre. Per scoprire tutti i dettagli potete leggere la nostra notizia precedente.

Nokia ci prova: fulmini per ricaricare gli smartphone Lumia

Al Tony Davies High Voltage Laboratory hanno ricaricato uno smartphone Nokia Lumia grazie a una soluzione che ha simulato calore e luce di un fulmine.

Avesse avuto uno smartphone, Zeus avrebbe ricaricato la batteria con un fulmine, stando attento a non incenerire il dispositivo. Gli umani, che stanno ancora cercando di capire dove e quando cadranno saette dal cielo, sfidano la mitologia con l’aiuto della scienza. Ci prova Nokia, che oggi ha presentato una ricerca condotta in laboratorio per imbrigliare l’energia dei fulmini e convogliarla in un Lumia 925. Esperimento riuscito, dice lo scienziato Neil Palmer del Tony Davies High Voltage Laboratory della britannica Università di Southampton.

“Eravamo entusiasti di accogliere la sfida lanciata da Nokia. Utilizzando la corrente alternata alimentata da un trasformatore, abbiamo inviato oltre 200.000 V attraverso uno spinterometro di 300 mm, generando calore e luce simili a quelli di un fulmine. Il segnale è stato poi trasferito a un secondo trasformatore di controllo, permettendoci di ricaricare il dispositivo”, dice il prof. Palmer.

“Siamo rimasti sorpresi nel constatare come il circuito Nokia riuscisse in qualche modo a stabilizzare il rumore del segnale, permettendo alla batteria di ricaricarsi. Tale scoperta dimostra che i dispositivi possono essere caricati con una corrente che si propaga attraverso l’aria. Si tratta di un enorme progresso nello studio dei fulmini come fonte di energia naturale e del loro sfruttamento in quest’ottica”, ha aggiunto lo scienziato.

Il Tony Davies High Voltage Laboratory è uno dei più prestigiosi centri di ricerca mondiali sull’alta tensione. Evidentemente rivitalizzata dalla recente acquisizione da parte di Microsoft, Nokia riprende a puntare sulla ricerca. D’altronde la durata delle batterie è da sempre il Tallone d’Achille dei dispositivi mobili e tutti i produttori stanno intensificando gli studi per ovviare al problema. C’è chi pensa alla ricarica fotovoltaica, come si è visto al CES 2013, e chi alla modalità wireless. Ai fulmini, almeno finora, nessuno aveva osato pensare.

L’approccio a questo tipo di tecnologia rappresenta una novità assoluta non solo per Nokia ma per tutti i produttori di dispositivi mobili. In Nokia cerchiamo sempre di spingerci oltre i confini della tecnologia”, ha dichiarato Chris Weber, Executive Vice President for Sales & Marketing. “Dobbiamo ricercare continuamente nuove modalità, sempre più efficienti dal punto di vista energetico, per migliorare i nostri prodotti e ci auguriamo che questo esperimento possa rivoluzionare il modo in cui ricaricheremo in futuro i nostri cellulari”.

Ai confini della tecnologia, dunque, con buona pace degli dei dell’Olimpo.

Kasparov contro Deep Blue, la partita diventa un film

Si farà un film della partita a scacchi nella quale un computer sconfisse il campione del mondo.

La partita a scacchi tra Deep Blue e Garry Kasparov diventerà un film. Se ne occuperà Disney, che adatterà lo spettacolo teatrale The Machine di Matthew Charman. Lo stesso autore scriverà il copione del lungometraggio, ma per ora siamo ancora agli inizi e i dettagli saranno definiti in futuro.

Per chi non lo ricordasse correva l’anno 1997, e Deep Blu affrontava di nuovo il campione del mondo Kasparov. Avevano già giocato nel 1996, in un primo scontro su sei partite vinto dal russo. Successivamente IBM aveva aggiornato il supercomputer per prepararlo alla rivincita.

Il secondo incontro ebbe luogo nel maggio dell’anno successivo, e questa volta il computer riuscì a battere l’essere umano. Fu una prima volta storica, perché mai un computer era stato capace di battere un campione di scacchi – per quanto anche un comune PC potesse distruggere facilmente un amatore.

Deep Blue era una derivazione del progetto Deep Thought (chiamato così in onore del computer in Guida Galattica per gli Autostoppisti) sviluppato da Feng-hsiung Hsu presso la Carnegie Mellon University. Il progetto IBM “è costituito da un computer a parallelismo massivo a 30 nodi basato su RS/6000, supportato da 480 processori specifici VLSI progettati per il gioco degli scacchi. L’algoritmo per il gioco degli scacchi è scritto in linguaggio C e gira sotto un sistema operativo AIX. L’algoritmo è capace di calcolare 100 milioni di posizioni al secondo“, si legge sulla pagina di Wikipedia dedicata a questa memorabile macchina.

Già allora, quindi, più che la potenza hardware a rendere Deep Blue più forte di Kasparov era il software, progettato appositamente per renderlo un giocatore di scacchi imbattibile. Lo stesso principio, la maggiore rilevanza del software, che ha permesso a IBM di realizzare Watson – che appunto è più un “supercomputer software” che una macchina particolarmente potente. Tornando al 1997, si realizzò così un piccolo miracolo. Condito da qualche dettaglio misterioso.

Wikipedia, infatti, riporta anche che Kasparov notò nelle mosse di Deep Blue una creatività da attribuire a un giocatore umano. L’idea di un aiutino fu poi rafforzata “quando si seppe che la macchina non era posta nella stanza nella quale si disputava la partita ma ad alcuni chilometri di distanza e che quindi i dati venivano inviati da terzi”, e anche perché “al campione russo non furono mai forniti i tabulati sull’attività del computer”.

In effetti è certo che i tecnici potevano modificare il software di Deep Blue tra una partita e l’altra per adattarlo al gioco di Kasparov, come ha spiegato anche Feng-hsiung Hsu nel suo libro Behind Deep Blue: Building the Computer That Defeated the World Chess Champion  – mai tradotto in italiano né trasformato in ebook, ma disponibile su Amazon in cartaceo.

Di materiale per un bel film di finzione ce n’è quindi in abbondanza, ma se qualcuno vuole approfondire la faccenda sin da subito c’è il documentario Game Over: Kasparov and the Machine.

Sony punta sulla risoluzione 4K con TV da 55 fino a 84 pollici

Sony ha tenuto un evento a Milano illustrando le novità mostrate all’IFA per quanto riguarda la gamma TV. Tre prodotti Full HD, da 55 a 84 pollici, e un Full HD da 3500 euro.

Franco Calabretto di Sony, in un evento in quel di Milano, ci ha presentato il formato 4K con la nuova gamma di TV Sony. Potete vedere il filmato integrato in questa notizia. Il formato 4K ha una risoluzione quattro volte maggiore rispetto al Full HD. L’azienda ha realizzato tre televisori Ultra HD, un 84 pollici che aveva già mostrato un anno fa all’IFA 2012, e su cui avevamo già condiviso le nostre impressioni.

Sony Bravia W85

La serie X9 di Sony si completa con altri due modelli, un 55 pollici e un 65 pollici, disponibili rispettivamente a 4000 e 5500 euro circa. L’azienda afferma di aver posto particolare attenzione anche all’audio, con speaker e woofer per una buona esperienza sonora.

All’evento era presente anche il W85, una TV da 65 pollici Full HD con pannello LCD e retroilluminazione LED Edge. Il processore X-Reality Pro, il MotionFlow XR 400Hz, la tecnologia Triluminos e il design Sense of Quartz contraddistinguono questa TV che, secondo il responsabile di Sony, ha un prezzo di 3500 euro.

Carmaggedon: Reincarnation fa già discutere, colpa dei DLC

Gli sviluppatori di Carmaggedon: Reincarnation hanno annunciato che il gioco sarà disponibile nel primo trimestre del 2014 con Steam Early Access.

Carmaggedon: Reincarnation sarà disponibile su Steam Early Access durante il primo trimestre del 2014. Vi ricordiamo che Early Access permette di acquistare in anticipo un gioco e accedere a una versiona non completa man mano che lo sviluppo prosegue.

Gli sviluppatori di Stainless Game hanno annunciato che la versione Early Access del gioco conterrà diversi livelli, auto e modalità di gioco. Ulteriori contenuti saranno aggiunti tramite gli aggiornamenti che arriveranno nei mesi successivi, ma qui la storia si fa un po’ complicata.

Gli sviluppatori di Carmaggedon: Reincarnation hanno fatto marcia indietro sui DLC

Inizialmente il team di Stainless Game ha annunciato che tutti i finanziatori del progetto tramite Kickstarter e PayPal avrebbero ricevuto il pacchetto base, a fronte di una donazione minima di 15 dollari.

L’idea era di creare in un secondo momento un bundle completo con inclusi tutti i DLC e i contenuti pubblicati in futuro, ma questa decisione ha fatto arrabbiare gli appassionati, soprattutto quelli che hanno donato cifre sostanziose e superiori ai 15 dollari necessari per ottenere il gioco base.

Il problema è che finora il team di sviluppo non aveva specificato l’esistenza di DLC a pagamento e molto sostenitori pensano di aver fatto soltanto un mezzo affare, nonostante la fiducia accordata in anticipo tramite Kickstarter. La situazione spinosa ha convinto Stainless Game a ritornare sui suoi passi, permettendo a tutti i finanziatori tramite Kickstarter e Paypal di ricevere il gioco completo e tutti i DLC.

“Abbiamo deciso che la cosa giusta da fare è questa: tutti coloro che hanno finanziato il gioco tramite Kickstarter o Paypal e che hanno donato almeno 15 dollari avranno diritto a ricevere il pacchetto completo. Riceveranno la versione finale e completa di Carmaggedon: Reincarnation e tutti i DLC”.

Tutti felici e contenti, o almeno si spera. Vi ricordiamo che Carmaggedon: Reincarnation sarà disponibile su PC (Steam), PS4 e Xbox One nel 2014. Sono previste versioni del gioco anche per Mac e Linux.

Google fa 15 anni e cambia algoritmo per capirci meglio

Google festeggia il 15mo compleanno presentando l’algoritmo Hummingbird

Google compie 15 anni. Il motore di ricerca più usato al mondo nasce infatti nel 1997, quando Larry Page e Sergey Brin cambiarono il nome del loro motore BackRub. Il successo arrivò nel 2000, quando l’indice di ricerca di Google raggiunse 1 miliardo di indirizzi Web.

Da lì tutto fu facile: prima l’introduzione del sistema di annunci AdWords legato alle chiavi di ricerca digitate da ciascun utente – che gli esperti di settore all’inizio derisero – che si rivelò ben presto una macchina da soldi. E proprio grazie alla grande disponibilità di denaro accumulato iniziò la fase dell’ampliamento dei servizi, che continua tuttora.

Google festeggia 15 anni

Non solo: sebbene la ricerca resti la colonna portante di Google, oggi è solo una delle tante attività. Lavora a progetti fantascientifici come la ricerca vocale in stile Enterprise, progetta palloni aerostatici per portare l’accesso a Internet dove non c’è, automobili che si guidano da sole, occhiali hi-tech, sistemi operativi, telefoni, tablet, computer e, di recente, cerca anche di sconfiggere la morte.

E di novità in futuro ne arriveranno altre, c’è da scommetterci. Anzi, la prima è già in arrivo, proprio in concomitanza con l’anniversario: in un evento a Menlo Park Google ha presentato il nuovo algoritmo Hummingbird. The Verge parla di uno dei più grandi cambiamenti finora apportati, e di un nuovo approccio per la ricerca di Google.

Easter Egg

D’ora in poi il motore di ricerca comprenderà il significato delle frasi digitate dall’utente e visualizzerà i risultati che corrispondono di più a quel significato. Finora invece il motore lavorava solo sulle parole chiave. Il motivo, hanno spiegato i responsabili, è che gli utenti di Google fanno domande sempre più lunghe e complesse, e usano sempre di più gli smartphone, che sono dotati di ricerca vocale.

Google ha pensato anche a un regalo per gli utenti, il classico Easter Egg. Basta aprire Google.com e digitare la chiave di ricerca “Google in 1998” per tornare alla visualizzazione di quell’anno.

Samsung Galaxy Note 3, S4 e gli altri: arriva il region-lock?

Brutta notizia per i viaggiatori europei: Note 3 e altri prodotti Samsung acquistano la peggiore delle funzioni, il region-lock. Ma la situazione non è chiara.

ATTENZIONE: notizia aggiornata, scorrere per leggere gli aggiornamenti. 

Gli smartphone di punta di casa Samsung sono sottoposti a region-lock in Europa. L’azienda ha dichiarato al sito All About Samsung di aver applicato questa restrizione sui terminali Galaxy S3, S4 e S4 Mini, ma anche Galaxy Note II e Note III. Il “blocco” si applica solo ai modelli prodotti a partire dalla fine di luglio e dotati di un adesivo ad hoc sulla confezione.

Che cosa significa region-lock? Si tratta di un limite, basato sull’area geografica a cui è destinato un particolare prodotto. In sintesi se viaggiate fuori dall’Europa con uno di questi prodotti bloccati e acquistate una SIM del paese in cui vi trovate (ad esempio gli Stati Uniti) non sarete in grado di usare i servizi e la rete locali. Potrete invece usare la SIM di un operatore europeo, e chiamare/fare altre attività in roaming. La stessa cosa si applica anche per gli Stati Uniti e altre aree del continente americano.

Ovviamente è un problema per chi si sposta molto in giro per il mondo, perché verosimilmente si troverà a spendere di più. Secondo Samsung il region-locking europeo interessa i seguenti paesi della European Economic Area (EEA): Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, UK, Svizzera e Croatia.

Ci sono anche altri paesi “non EU/EEA” sottoposti al region-lock: Albania, Andorra, Bielorussia, Bosnia e Erzegovina, Macedonia, Moldova, Monaco, Montenegro, San Marino, Serbia e Città del Vaticano. Un’eccezione a questo vincolo è che il possessore del terminale non abbia ancora attivato il dispositivo con una SIM europea. In tal caso, è possibile sbloccare il dispositivo gratuitamente presso un centro assistenza Samsung.

Aggiornamento 1: aggiungiamo per completezza il testo in inglese della dichiarazione di Samsung in merito.

Some current Samsung products are now provided with a local SIM card lock. This means that devices purchased in the European Union, with SIM cards of mobile operators from Germany and from the European Union and the European Economic Area (the “European region”) work as usual.

Users of these Samsung devices can continue to use these together with their SIM card of a mobile operator from the European region via roaming service to appropriate roaming charges to their wireless service provider around the world. If purchased in the European Union and not yet been put into use to be activated for the first time abroad users can unlock their device for the region free from local Samsung service partners.

The regional SIM card lock only affects the following Samsung models that are produced from the end of July 2013, and provided with a corresponding sticker:

Samsung GALAXY S III, II, GALAXY Note, GALAXY S4, S4 GALAXY mini and the GALAXY Note 3

Devices that have been delivered by Samsung and are in camps or even at retail are not affected.

Specifically, there is a functionality of the devices with SIM cards of mobile operators from the following countries:

Countries of the European Economic Area (EEA):
Austria, Belgium, Bulgaria, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Iceland, Ireland, Italy, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Luxembourg, Malta, Netherlands , Norway, Poland, Portugal, Romania, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, UK, Switzerland, Croatia

Non-EU/EEA:

Albania, Andorra, Belarus, Bosnia and Herzegovina, Macedonia, Moldova, Monaco, Montenegro, San Marino, Serbia, Vatican City

Aggiornamento 2: sulla pagina Facebook di Samsung Svizzera si dice che per usare un telefono “svizzero” fuori dalla regione geografica di appartenenza, gli utenti dovranno prima registrarlo con un operatore svizzero. La situazione è comunque poco chiara.

Aggiornamento 3: sembra essere arrivata una dichiarazione “chiara” da Samsung UK (la pubblica Android Central). In pratica, il problema non sembra essere di grande portata. Nel testo che trovate qui sotto, si dice in sintesi che il blocco regionale si attiva solo se attivate il prodotto con una SIM di un’altra area geografica. In tal caso bisogna rivolgersi a un centro di assistenza. Se invece attivate il dispositivo normalmente, con una SIM della vostra area, allora il blocco “decade” e quindi successivamente potete usare SIM anche di altri paesi.

Ci permettiamo di far notare che le etichette sulle scatole dei prodotti sono poco chiare, creano confusione (e gli aggiornamenti alla notizia lo dimostrano) e aggiungiamo anche che Samsung, con la prima dichiarazione, ne ha aggiunta altra. Errori di comunicazione a gogò.

“In order to provide customers with the optimal mobile experience in each region including customer care services, Samsung has incorporated the ‘regional SIM lock’ feature into Galaxy Note 3 devices. The product is only compatible with a SIM-card issued from a mobile operator within the region identified on the sticker of the product package. When the device is activated with a SIM card issued from the other region, the device may be automatically locked until it is released at the dedicated service centre.

Once a device is activated normally, the regional SIM lock is automatically released. Users can enjoy the roaming service as usual and can use other region’s SIM card when travelling. The regional SIM lock has been applied to the Galaxy Note II and Galaxy S4 devices through a software update in selective markets. The regional SIM lock does NOT affect the device’s features and performance. Users can continue to enjoy all the advanced features of our products”.

Microsoft e Apple temono il rischio patent troll europeo

Il nuovo sistema di tutela per i brevetti europei spaventa i colossi IT.

Il nuovo sistema di tutela per i brevetti europei preoccupa Google, Microsoft e Apple, nonché la maggioranza dei colossi IT statunitensi. Recentemente ben 14 aziende leader nel settore dello sviluppo, fra cui anche Adidas, Deutsche Telekom e Telecom Italia, hanno espresso grandi perplessità sul nuovo quadro giuridico UE.

Com’è risaputo a Bruxelles si sta lavorando per la creazione del “tribunale unificato dei brevetti”, che avrà una competenza specializzata nelle controversie in materia di brevetti ed eviterà il moltiplicarsi dei contenziosi in 28 diversi tribunali nazionali. In pratica si punta a tagliare i costi e “accelerare le decisioni in materia di validità o contraffazione dei brevetti, favorendo così l’innovazione in Europa”.

Il patent troll

Secondo gli americani però non sarebbe stato previsto il rischio di “patent troll”, ovvero di quelle organizzazioni che lucrano sul mercato dei brevetti giocando tutto sulla battaglia nei tribunali. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’Eastern District of Texas è diventata la regina dei contenziosi giudiziari legati ai brevetti. Nello specifico, le corte presieduta dai giudici T. John Ward (Marshall Division), Leonard Davis (Tyler Division) e  David Folsom (Texarkana Division).

I patent troll sanno che almeno un primo giudizio favorevole riescono a strapparlo nella terra dei cowboy, dopodiché le vittime sono costrette ad appellarsi e spendere milioni di dollari per rispondere al fuoco nemico. A quel punto alcuni preferiscono mettersi direttamente d’accordo e accettare l’accordo extra-giudiziale per evitare lunghi contenziosi.

Ad esempio nel 2010 Apple fu condannata a pagare 625 milioni di dollari per la violazione di una serie di brevetti della sconosciuta Mirror Worlds correlati a Spotlight, Time Machine e Cover Flow. Nel 2011 la sentenza venne annullata e nel 2013 la Corte Suprema negò al patent troll la possibilità di appello.

Google e gli altri hanno paura che l’eliminazione della possibilità di più cause parallele dinanzi a più giudici nazionali possa far emergere tribunali specializzati “più tolleranti”, come avviene ad esempio in Texas.

Nelle lettera recapitata alle istituzioni europee, le aziende sostengono anche si stia puntando su un modello di stampo tedesco. Dove la validità o meno di un brevetto è trattata separatamente dalle questioni di violazione. La separazione dei casi a volte può portare a epiloghi bizzarri: ad esempio vincere una causa di violazione prima che venga riconosciuta la validità di un brevetto.

Pare che Microsoft abbia deciso di spostare la propria logistica europea dalla Germania all’Olanda proprio evitare di subire questo tipo di trattamento giudiziario in eventuali querelle con Motorola Mobility. In verità basterebbe pensare alla bontà del sandwich olandese per mettere da parte tutto il resto.

Kevin Mooney, l’avvocato esperto in brevetti che sta portando avanti il progetto di riforma UE, sostiene che tutta questa preoccupazione sia ingiustificata anche perché i giudici avranno sufficiente libertà discrezionale. “La fase pendente del caso, che durerà circa 6 mesi, includerà sia la violazione che la validità, quindi la corte otterrà tutte le informazioni di cui avrà bisogno per la validazione”, ha spiegato Mooney. “Che tipo di giudice che ha rispetto di se stesso potrebbe dire Deciderò solo sulla parte che riguarda la violazione e manderò la parte riguardante la validità in Francia o Regno Unito?”.

Il progetto infatti prevede la creazione di filiali in tutti gli stati membri e tre divisioni centrali a Parigi, Londra e Monaco. Purtroppo alcune corti nazionali hanno davvero poca esperienza sull’argomento ma saranno aiutate da colleghi stranieri. “Non dovrebbe esservi molta differenza in relazione al luogo”, ha commentato Paul van Beukering, presidente del comitato.

Il nuovo sistema è già stato approvato dalla maggioranza dei paesi dell’Unione Europea. L’Italia e Spagna però si sono opposte al riconoscimento delle sole lingue inglese, francese e tedesco per la registrazione dei brevetti. La Corte di Giustizia Europea ha comunque già bocciato il ricorso.

L’accordo adesso dovrà essere ratificato dagli Stati membri interessati.

Marte: l’acqua abbonda, ma anche le sostanze tossiche

Su Marte c’è acqua in quantità, ma ci sono anche sostanze tossiche per l’uomo.

I futuri esploratori su Marte potranno trarre l’acqua persino dalla suola dei propri stivali. È questo in estrema sintesi il contenuto di un nuovo studio sull’analisi dei dati raccolti da Curiosity, curato dal professore Laurie Leshin del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy (New York) e pubblicato su Science.

In buona sostanza il rover ha rilevato che il suolo sulla superficie del Pianeta Rosso contiene circa il 2 percento di acqua in peso. In altre parole, gli astronauti che atterreranno su Marte potranno estrarre circa 1 litro di acqua da 0,03 metri cubi di terreno.

Importanti informazioni dal Pianeta Rosso

“Sono stato davvero felice quando ho visto le prove che l’acqua è facilmente accessibile. Ed è probabile che questo sia vero ovunque si vada su Marte” ha dichiarato Leshin a Space.com. Lo studio fa parte di cinque articoli che Science ha dedicato alle scoperte di Curiosity nei suoi primi 100 giorni sul Pianeta Rosso, e questo dà l’idea della mole di informazioni in arrivo dal rover e di quanto tempo sia necessario per passarle tutte al setaccio.

Ricordiamo che i primi dati sono stati raccolti da Curiosity in un’area soprannominata Yellowknife Bay. È analizzando le informazioni raccolte nel novembre 2012 dal Sample Analysis at Mars (SAM) di Curiosity che Leshin e i suoi colleghi hanno tratto le loro conclusioni.

Il SAM ha riscaldato il campione a una temperatura di 835 gradi Celsius, e quindi ha catturato i gas sprigionati dalla bollitura. C’erano notevoli quantità di biossido di carbonio, ossigeno e composti di zolfo.

SAM ha anche rilevato che l’acqua nel terreno è ricca di deuterio, un isotopo “pesante” di idrogeno che contiene un neutrone e un protone (al contrario degli atomi di idrogeno “normali”, che non hanno neutroni). Questo indica che il terreno “si comporta come una spugna e assorbe acqua dall’atmosfera”.

Non tutte le notizie però sono positive. SAM infatti ha trovato alcuni composti organici contenenti sostanze chimiche fra cui il perclorato, che è tossico per l’uomo. La sua presenza era già stata documentata in passato, e il fatto anche Curiosity l’abbia incontrata può significare che sia comune in tutto il pianeta.

“Il perclorato non è un bene per l’uomo. Bisogna capire come trattare questo elemento nel momento in cui gli umani entreranno in contatto con il suolo di Marte” ha spiegato Leshin. Ma non è il caso di perdersi d’animo: Leshin precisa infatti che “è proprio per fare queste scoperte che si inviano esploratori robotici prima degli esseri umani: per capire realmente quali sono le opportunità e quali le sfide che bisognerà affrontare”.

Non resta che attendere altre analisi per saperne di più su Marte; sembra che i dati più interessanti saranno raccolti nei prossimi mesi. Forse allora sapremo se una missione umana su Marte sarà possibile o meno. I candidati ci sono, adesso servono presupposti concreti.